L’oro verde dell’Isola di Ceylon è una questione di donne (la produzione del tè in Sri Lanka)

“Nelle regioni mentali profonde, dove il pensiero contempla la Via, dove il cielo s’incurva fino a circoscrivere con la sua danza invisibile il nostro doloroso sforzo di penetrarlo, è percepito soprattutto, come annuncio che il cielo è vicino, l’aroma del tè.” — Guido Ceronetti, Il silenzio del corpo, 1979

Fino a poco più di un secolo fa, nell’area della Hill Country l’occhio era libero di spaziare a ridosso di un’aspra e selvaggia distesa di montagne ammantate di giungla. Fu con l’arrivo dei colonizzatori inglesi che il paesaggio subì una netta trasformazione.

L’assai rinomata passione per le piccole foglie di magica essenza concentrata li spinse nel rivoluzionare l’aspetto della regione, convertendola in una gigantesca piantagione. Era la fine dell’800 ed ebbe inizio l’età del tè in Sri Lanka.

Fino al 1870 le coltivazioni presenti sull’isola erano prevalentemente incentrate sulla produzione di caffè, ma un’improvvisa infezione batterica devastò le colture mettendo in ginocchio l’economia dell’isola.

A quel punto alcuni brillanti imprenditori compresero la necessità di un cambiamento di rotta; tra questi ricordiamo James Taylor – proprietario terriero di origini scozzesi – il quale fu il primo a credere che la Camellia Sinensis, la pianta dalla quale si ricava il tè, potesse rappresentare un valevole sostituto del caffé.

In tanti seguirono il suo esempio e ben presto la parte centrale dell’isola si popolò di vaste distese di arbusti da tè. L’innovativo cambiamento era da attribuirsi soprattutto al clima che ne favoriva una rigogliosa e proficua crescita.

Il verde luccichio di quelle preziose foglioline aveva cambiato definitivamente l’aspetto dell’ isola di Ceylon e, oggi, l’inconfondibile aroma del Ceylon Tea ha reso questo tè uno dei più pregiati e ricercati al mondo.

La raccolta delle foglie del tè è una questione di donne.

Visitare una Tea Factory ed assistere all’intero processo produttivo è un’esperienza assolutamente affascinante. La tradizione racconta che solo la rappresentanza femminile — nello specifico unicamente dell’etnia Tamil, originaria dell’India del Sud — può occuparsi della selezione delle foglie, tutt’oggi effettuata tassativamente a mano.

Il quantitativo del raccolto minimo giornaliero si aggira sui 20 kg a persona ai quali corrisponde una diaria di 950 Rupie, l’equivalente di circa 5 dei nostri Euro; poi, nell’eventualità di una raccolta più proficua viene riconosciuta una maggiorazione del compenso.

La tecnica di raccolta prevede la brucatura delle foglie più giovani staccandone due o tre e mantenendo il relativo bocciolo al centro. Solitamente vengono selezionate quelle di un verde chiaro e brillante.

L’arbusto necessita solo di circa un paio di settimane per sviluppare nuovi germogli: il principale responsabile di tale florida e rigogliosa crescita è il clima equatoriale dell’isola che, con la sua umidità e temperatura costante, favorisce il continuo ricambio di colture.

La lavorazione

Il processo di lavorazione comincia con l’essiccatura delle foglie, che vengono disposte su lunghe griglie ed esposte ad un flusso d’aria calda che fa sì che in poche ore perdano umidità.

Una volta asciugate passano alla macinatura, la quale consiste nel porle all’interno di un macchinario che ruotando le attorciglia, riducendole in piccoli pezzi, conferendogli la classica forma arricciata.

Black, Green e White Tea sono varietà che derivano tutte dalla stessa pianta, i fattori che ne determinano il diverso aroma sono la tipologia di foglie utilizzate ed il tipo di lavorazione a cui sono sottoposte.

Per la produzione del pregiato tè bianco si usa il solo pistillo, la parte interna e la più tenera; il tè verde e il tè nero, invece, contemplano l’impiego delle stesse foglie, ma prevedono un passaggio di lavorazione differente. La fermentazione è prerogativa solo della variante Black.

La fase di fermentazione abbraccia un periodo che va dalla mezz’ora alle tre ore, in cui sostanzialmente le foglie riposano. A questo punto vengono trasferite in una sorta di forno ad aria calda ed essiccate.

In un secondo tempo il risultato delle lavorazioni precedenti viene smistato per dimensione, operazione questa supportata dall’ausilio di una macchina che contiene griglie filtranti di varie dimensioni; queste separano le parti più piccole e pregiate da quelle più grossolane per un totale di quattro pezzature differenti.

Le varie produzioni vengono a questo punto imballate in grossi sacchi in attesa di essere acquistate da buyer internazionali rappresentanti i marchi di tè di tutto il mondo. Il 20% del prodotto rimane sulla piazza nazionale, mentre il restante 80% viene smistato ai quattro angoli del pianeta.

La vendita avviene all’interno di un grande mercato, situato nella capitale Colombo, dove ogni giorno arrivano campionature di tè provenienti dalle centinaia di fabbriche presenti sul territorio.

Un gruppo di esperti, i migliori del settore dell’intero Sri Lanka, procede poi al controllo e all’assaggio delle pregiate foglie stabilendone la qualità e quindi la base di prezzo. La fase finale prevede l’avvio di un’asta attraverso cui il migliore offerente si aggiudica il prezioso bottino.

“È molto strana, questa dittatura sullo spirito umano da parte degli organi digerenti. A meno che lo stomaco non lo voglia, noi non possiamo lavorare, non possiamo pensare. È esso che ci detta le nostre emozioni. Dopo le uova col lardo dice: “Lavora”. Dopo le bistecche e la birra dice: “Dormi!”. …Dopo una tazza di tè (due cucchiaini per tazza e non lo lasciate in infusione più di tre minuti), dice al cervello: “Ora scuotiti e mostra la tua capacità; sii eloquente, profondo, tenero; guarda la vita e la natura con occhio limpido; stendi le tue bianche ali di vibranti pensieri e vola, divino spirito, sopra la girevole palla del mondo sotto di te, vola ai lunghi sentieri delle stelle scintillanti fino alle soglie dell’eternità!”. — Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca, 1889

Nota: le fotografie sono state realizzate all’interno dello stabilimento Finlays di Nambapana, Ingiriya, Sri Lanka. Per maggiori informazioni sull’azienda visita il sito di Finlays.

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