Io sono

Fotografie e testi di Ramon Tittoni

Io sono è un progetto fotografico — nato con l’ausilio dell’Associazione AID di Latina — che ha lo scopo di presentare la vita di persone che, in questo momento storico fatto di barriere e filo spinato, resistono mostrando il loro lato umano i loro sorrisi, le loro storie, il loro esserci, il loro esistere come esseri umani.

Mekdes Tsegay – ragazza etiope, oggi vive in Italia dove si è integrata ed ha costruito la sua famiglia

Perché abbiamo così tanta paura dei nostri simili? Perché consideriamo chi viene da una terra lontana una minaccia alla nostra libertà? Siamo davvero così diversi?

La cerimonia del caffè (ቡና ማፍላት). È una delle influenze della cultura araba. Il caffè viene offerto agli amici, durante le feste, o come un pausa nella vita quotidiana.

Ogni essere umano ha il diritto alla libertà, libertà di muoversi nello spazio, libertà di amare, libertà di sognare. Quando questa viene meno o una di queste viene meno, l’essere umano scappa alla ricerca di quella mancanza, o almeno i più coraggiosi.

La Religione è un elemento fondamentale nella vita di un etiope, la più diffusa è il cristianesimo ortodosso. Questa è una stanza tipica in ogni casa etiope.

Siamo una società composta da individui, ognuno con una sua storia, le sue paure ed i suoi timori, Io sono, racconta questo. Quanto l’essere umano sia simile, certo ci sono varie sfumature che ci contraddistinguono, ma di base, siamo simili.

Nonna centenaria del marito di Mekdes. In Etiopia gli anziani sono considerati un bene da proteggere, sono molto rispettati ed amati.

Pranzo familiare tra Mekdes e la sua famiglia. A tavola non mancano piatti tipici della cultura italiana, da condividere tra amici e famigliari.

Capire il perché di tanta paura verso il prossimo, verso quello che si considera diverso, non è compito di questo progetto. Non ho la presunzione di capire o far cambiare idea a nessuno, ma ho sicuramente il dovere di riflettere e far riflettere, così ho provato ad andare a fondo, conoscere la vita di coloro vengono considerati diversi, ladri di diritti, clandestini.

Lo smartphone è il modo per mantenere i contatti. Per chi ha la famiglia rimasta nel Paese di origine, mantenere i contatti non è semplicissimo a causa dello scarso sviluppo della linea internet

Mekdes è una ragazza etiope, arrivata in Italia a soli 15 anni. Io a 15 anni ancora cercavo di capire chi fossi, lei a 15 anni aveva già vissuto un’avventura che nessun adolescente uomo o bambino dovrebbe vivere, ma il mondo di oggi ci dice che non è così.

Meseret è un ospite eritrea della famiglia di mekdes, i tatuaggi sono un segno distintivo. Ogni segno, sul braccio e sul volto, ha un significato specifico.

Ha lasciato tutto, la sua famiglia, fratelli sorelle, la sua terra la sua cultura, per scappare da un mondo che le stava crollando addosso, un mondo che le stava dicendo che lei era una nullità, che il suo popolo era una nullità, che i suoi sogni non dovevano esistere.

I figli di Mekdes sono nati in italia dal matrimonio con Antonio, i quali condividono le giornata tra capricci e ore di studio, insieme alla figlia di Meseret, nata in Eritrea.

Ha attraversato il deserto a piedi, per arrivare poi in Libia, dove è salpata in cerca di quella libertà che le era stata negata. Vi risparmio tutta la trafila che un immigrato come lei deve fare, gli spot, i centri di accoglienza, i documenti, tutte cose che un quindicenne non dovrebbe conoscere. Noi a 15 anni chiedevamo il nostro primo documento con l’aiuto di mamma o papà, e già ci sembrava una grande conquista.

Amici. Eritrea Italia Etiopia

Oggi Mekdes ha una famiglia, coopera con un’associazione per aiutare, chi come lei, ha dovuto affrontare il mare. Oggi Mekdes è una persona, e non è così scontato. Nei suoi occhi c’è felicità e speranza, ha due figli ed un marito amorevole. La sua vita è scandita dal lavoro, i suoi figli, la sua famiglia multietnica e per certi versi molto italiana.

Mekdes e suo amato marito Antonio

Ogni giorno fa 50 km per andare e tornare da lavoro, ma in fondo questa distanza dalla sua nuova casa non è nulla, rispetto alla sua terra, alle sue origini.

Ramon Tittoni

Nasco a Latina nel marzo del 1983 dove già in famiglia respiro aria di fotografia. Sono sempre stato attirato dall’immagine in ogni sua forma, dal tratto disegnato fino all’immagine impressa sulla pellicola, alla quale mi appassiono in maniera viscerale formandomi da autodidatta.

Inizio a lavorare in diverse agenzie pubblicitarie, affinando sempre più tecnica e conoscenza collaborando al fianco di professionisti dell’advertising e del reportage. Continuo a formarmi seguendo corsi e workshop sul ritratto, la post-produzione e sul reportage.Col tempo capisco che raccontare storie è la cosa che più mi attira.

Le persone ed i loro volti sono fonte di studio continuo, ogni storia è diversa dall’altra, ogni volta è una nuova avventura da conoscere e raccontare attraverso le immagini.

Oggi sono un fotografo freelance, continuo a lavorare nel campo della pubblicità e del reportage.

Io sono

by Ramon Tittoni time to read: 3 min
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