Inaugurazione del Teatro Amintore Galli di Rimini

Oggi — ancora in pieno lockdown a causa del Coronavirus — riproponiamo un servizio fotografico realizzato il 28 ottobre 2018 quando, dopo quattro anni dall’inizio dei lavori di restauro e parziale ricostruzione, ha riaperto il Teatro Amintore Galli di Rimini. Anche questo ci può aiutare a guardare avanti.

Per l’occasione dell’inaugurazione è andata in scena La Cenerentola di Gioachino Rossini, interpretata dalla celebre mezzosoprano Cecilia Bartoli e dall’ensemble bavarese Les Musiciens du Princes diretto da Gianluca Capuano. Lo spettacolo dell’inaugurazione tanto attesa del teatro cittadino ha avvolto tutta Piazza Cavour.
 La Cenerentola, rappresentata in forma semiscenica, è stata proiettata in diretta su un maxischermo di 30 metri posto sulla facciata del teatro | leggi tutto…

La storia

Il Teatro Amintore Galli (fino al 1947 Teatro Vittorio Emanuele II) è il principale teatro di Rimini. Nel 1839 era stato chiuso e atterrato il teatro in legno risalente al 1681, mentre l’esistente Teatro Buonarroti, costruito nel 1816, era in precarie condizioni tanto che ne fu deliberata la chiusura nel 1843.

La costruzione del nuovo teatro fu deliberata il 14 luglio 1840 nell’attuale Piazza Cavour (allora Piazza della Fonte), che fu preferita a Piazza Malatesta (allora Piazza del Corso), dopo che un’annosa discussione aveva diviso la città in fazioni, su quale fosse l’ubicazione più conveniente. Il retro del teatro si affacciava invece su Piazza Malatesta, fronteggiando Castel Sismondo.

L’incarico per la progettazione del nuovo teatro fu affidato il 9 dicembre 1840 all’architetto italiano Luigi Poletti e la cerimonia solenne per la posa della prima pietra avvenne l’8 agosto 1843. I lavori furono finanziati inizialmente da una società di capitali, e già il 22 novembre 1846 l’opera al grezzo poteva dirsi completa.

La costruzione subì a quel punto un lungo stallo e i lavori per il completamento e per l’esecuzione della decorazione poterono riprendere, a spese della municipalità, solo nel 1854, per concludersi definitivamente nel 1857.

È il più grande tra i tre teatri realizzati dal Poletti; gli altri due erano a Fano (Teatro della Fortuna) e Terni. Il foyer, preceduto da un portico su colonne ioniche, ospitava al suo interno tre grandi sale – la sala delle colonne al piano terra, la sala Ressi e quella per la preparazione delle maschere al primo piano – e un loggiato al piano superiore affacciato sulla piazza.

La grande sala comprendeva 71 palchi coronati da un loggione e, originariamente, poteva ospitare fino a 1.400 spettatori. Nella sua opera, Poletti sperimentò alcune innovazioni nel disegno degli interni: superò l’usuale divisione dei palchi in quadrati di uguale grandezza e realizzò il secondo ordine di palchi su dimensioni più grandi e di aspetto architettonicamente più imponente rispetto agli altri. Inoltre non venne realizzato il palco reale tipico dei teatri all’italiana. L’esterno del teatro era quasi totalmente privo di decorazioni.

La cittadinanza mostrò di gradire la realizzazione di Poletti: manifestò il suo apprezzamento dedicandogli un busto nel foyer del teatro e incidendo il suo nome latinizzato a caratteri cubitali nell’iscrizione latina visibile sul frontone: AERE CIVIVM INGENIO ALOISII POLETTI ANNO MDCCCLVII. Il teatro fu solennemente inaugurato nello stesso anno con la prima di Aroldo di Giuseppe Verdi, diretta personalmente dal maestro.

Lesionato dal terremoto del 1916, il teatro venne chiuso per restauri e riaperto nel 1923 con la Francesca da Rimini di Riccardo Zandonai. Tra il 1928 e il 1931, sotto la guida di Gaspare Rastelli, vengono completati il ridotto e la galleria del piano superiore. L’ultima opera, Madama Butterfly di Giacomo Puccini, fu eseguita nella primavera del 1943.

Il 28 dicembre dello stesso anno il teatro fu gravemente danneggiato durante un bombardamento alleato, con la distruzione del 90% di sala e palcoscenico. I saccheggi e le demolizione che seguirono nel dopoguerra ne lasceranno intatta solo la facciata e parte del foyer.

Nell’immediato dopoguerra i resti del teatro furono saccheggiati e il teatro stesso usato come “cava” per materiali da costruzione; vi fu inoltre la demolizione di parte dell’edificio. Già nel 1955 si inizia a pensarne la ricostruzione, con un concorso indetto dalla Cassa di Risparmio di Rimini che però si rivelò infruttuoso. Nel 1959 quello che rimaneva della parte danneggiata, ovvero tutto l’edificio ad eccezione della facciata e del foyer, fu demolito. Al suo posto sorse una capannone adibito a palestra. Tra il 1969 e il 1975 fu eseguito un criticato intervento di restauro, che vide la nascita al posto del ridotto della cosiddetta Sala Ressi, usata come sala consiliare.

La presenza di resti archeologici era già stata ventilata da alcuni studiosi all’epoca della demolizione della parte posteriore del teatro e della costruzione del capannone adibito a palestra. Durante i lavori di ricostruzioni iniziano ad emergere dapprima i settecenteschi forni cittadini, poi un quartiere di epoca medievale, un complesso sepolcrale e infine i resti di alcune domus di epoca romana.

Questo ha portato alla decisione di modificare il progetto, rendendo visitabili i resti delle domus e trasformando la parte inferiore del teatro in un museo. Oltre alle domus è stato recuperato l’anello murario che cingeva la sala originale del teatro. Per l’accesso all’area archeologica è stato realizzato un ingresso indipendente.

Il concorso bandito dal Comune di Rimini nel 1985 e “riavviato” nel 1992 vide vincere un progetto di stampo modernista. Approvato dalla giunta nel 1999, il progetto fu però largamente osteggiato dalla cittadinanza che chiedeva un restauro rispettoso del progetto originale.

Nel 2002 l’allora Sottosegretario per i Beni Culturali, Vittorio Sgarbi chiede anch’egli l’esecuzione di un restauro rispettoso del progetto del Poletti, e l’anno successivo il Ministero dei Beni Culturali stanzia 384.524 euro per la redazione di un nuovo progetto, affidando tale incarico all’architetto Pier Luigi Cervellati. Il progetto viene ultimato nel 2004.

I lavori di restauro (e ricostruzione) iniziano ufficialmente nel 2014. Il 17 settembre 2015 è inaugurato il foyer, mentre nel luglio 2016 avviene la posa del tetto della sala. Ad aprile dello stesso anno iniziano i primi rilievi del sipario, in vista del restauro durante il quale sono emersi i resti di una basilica paleocristiana, che ad oggi sono inclusi nel museo archeologico realizzato sotto al teatro assieme al Galli Multimediale, un innovativo progetto di museo a carattere storico-archeologico, e una sezione interamente dedicata ad uno dei principali volti musicali del passato quale è Giuseppe Verdi.

Il 28 ottobre 2018, in occasione della riapertura del teatro, è stata eseguita, in forma semi-scenica, La Cenerentola di Gioachino Rossini, interpretata dalla celebre mezzosoprano Cecilia Bartoli e dall’ensemble bavarese Les Musiciens du Princes diretto da Gianluca Capuano.

Lo spettacolo dell’inaugurazione tanto attesa del teatro cittadino ha avvolto tutta Piazza Cavour.
 La Cenerentola, rappresentata in forma semiscenica, è stata proiettata in diretta su un maxischermo di 30 metri posto sulla facciata del teatro.

Inaugurazione del Teatro Amintore Galli di Rimini

by Dorin Mihai time to read: 4 min
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