Ci trattarono con gentilezza

Questo è un esempio di quello che intendiamo quando affermiamo che in Ayzoh! “ci interessa rendere tangibile il concetto di senso di comunità in ogni sua forma e manifestazione” e che lo cerchiamo in “tutto ciò che crea unità anziché divisione”.

Pur essendo non credente ho seguito con piacere la Veglia Ecumenica —che si è svolta a Rimini nella Chiesa di San Giuseppe al Porto — che il 25 gennaio ha concluso una settimana durante la quale tutte le confessioni cristiane hanno pregato insieme per il raggiungimento di una piena unità che “è il volere di Cristo stesso”.

A Rimini, in rappresentanza delle diverse chiese, hanno partecipato: mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini; padre Serafino Corallo, Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; Diacono Luca per Padre Marcian Bucurenciu, Patriarcato di Romania; Giuseppina Bagnato, Pastora della Chiesa Valdese di Rimini. Durante la Veglia è andata in scena anche un’azione teatrale del collettivo Movimento Centrale.

La Settimana di quest’anno ha avuto come tema Ci trattarono con gentilezza, un brano degli Atti degli Apostoli (Atti 28, 2) — scelto dalle Chiese di Malta e Gozo — relativo al naufragio di San Paolo a Malta: una “storia di divina provvidenza e al tempo stesso di umana accoglienza”.

Commento di Giuseppina Bagnato, pastora valdese

Il racconto del naufragio della nave dei prigionieri, nel Libro di Atti, ci ha parlato da subito nella sua immediatezza. Si è insinuato nella quotidianità delle nostre vite pretendendo di occupare sempre più spazio nel nostro modo di ragionare e decodificare la realtà. Cosa e quali immagini avrebbe restituito questa storia a voi tutti stasera?

Abbiamo scelto di dare voce all’ascolto. Abbiamo scelto di dare spazio a chi di solito questo spazio non lo trova nell’ufficialità, ma ha reso la propria vita il luogo in cui pratica l’accoglienza e l’incontro.

Le esperienze umane, i meticciati, le culture, le fedi, il desiderio di Dio di vederci tutti all’opera per annunciare la Sua Giustizia, ci hanno aiutato a realizzare tutto questo.

Ci serviva un simbolo con cui entrare con voi in questa dimensione e abbiamo pensato alla Porta d’Europa: un’opera d’arte nell’isola di Lampedusa rivolta verso l’Africa, che racconta di arrivi sulle coste italiane e, come un gioco di fata Morgana, abbiamo provato a far riapparire questo varco in mezzo a noi.

In San Giuseppe al Porto stasera si guarda verso il Mediterraneo con gratitudine. È grazie all’arrivo — decenni orsono — dei pescatori lampedusani in questa comunità se ancora oggi si ode il fragore delle reti che si schiantano negli abissi dell’Adriatico.

Abbiamo ricostruito questo passaggio di memorie attraverso i “disegni di Frontiera” di Francesco Piobbichi con cui la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia assieme la Comunità di Sant’Egidio hanno avviato il progetto Corridoi umanitari.

Abbiamo chiesto a chi, in un modo o nell’altro, si è trovato su una spiaggia come nel racconto di Malta; a chi è stato trattato o ha trattato con gentilezza, di raccontarsi stasera con parole semplici.

Il testo dell’Apostolo Luca letto da Alessia Canducci si intreccia con la musica di un canto africano sconosciuto di cui John Newton — presbitero e abolizionista, e prima di ciò capitano di una nave negriera, convertitosi durante una tempesta — ha scritto le parole.

Amazing Grace, “quale Grazia sorprendente, che dolce suono fu quello che salvò un reietto come me” — recita l’inno — “Ero perso e fui trovato, cieco e ora vedo. Amazing Grace… fu la Grazia a condurci al sicuro attraverso grandi pericoli e la Grazia ci porterà a casa”.

Il Collettivo Movimento Centrale / Danza & Teatro dà corpo a queste emozioni. Ricordando la sera del nostro primo incontro preparatorio, sera di pioggia e di mare in tempesta, Claudio Gasparotto del Collettivo MC dice: “quella sera per me rappresenta una serata diversa, assume un significato particolare: noi tra noi.

È nata così l’idea di una azione in slow motion, semplice e essenziale, per avvolgere le persone in una calda corrente di compassione e trasmettere il rispetto per la sacralità della vita.

Un’azione coreografica che coinvolge gente diversa per età, formazione e abilità, unita dal desiderio di portare testimonianza, attraverso il proprio vissuto, della nostra comune umanità.

Danza come scrittura creativa, poesia che vive dentro ciascuno di noi, un linguaggio per scrivere e parlare in questo mondo senza creare conflitti”.

Ci trattarono con gentilezza

by Claudio Maria Lerario time to read: 3 min
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